S³brinca

S³   SOLAR SBRINCA SE(A)T

Lucia Krasovec Lucas + Vesna Skabar per Trieste Contemporanea | double track

Patrimonio Unico Rivalutato Eco-nomico-sostenibile

L’oggetto scelto per il riuso è il cestone di vimini, munito di foro centrale per il trasporto del fieno e/o delle foglie. Normalmente veniva usato quando non era possibile usare i carri o le slitte per il trasporto. Composto da un foro centrale generalmente in tondino di ferro, due cerchi con sezione intorno ai 3cm di vimini e da diversi intrecci di vimini appena tagliati legati al cerchio in ferro centrale e passanti per i due cerchi più grandi in modo da formare un contenitore. La sua lavorazione è semplice ed essenziale. Questo oggetto è stato molto più volte ripreso come simbolo nei lavori del grafico-pittore Lojze Spacal che lo chiamava zbrinca, anche se il nome dipende poi dalle diverse località ed è a seconda del paese diverso. La zbrinca è diventata oggi ormai un reperto della cultura contadina ed artigianale. L’idea progettuale è trasformare questo oggetto, prodotto e risultato di antichi saperi manuali, con semplici passaggi in un elemento di arredo urbano. Con un primo passaggio si è pensato di vedere l’oggetto rivolto verso il basso che da contenitore diventa contenente. Il secondo è quello di intensificare gli intrecci in modo da riempire il vuoto e trasformarlo  in pieno, creando così la seduta. Infine ripensando il volume sottostante può nelle ore notturne diventare anche elemento illuminante sfruttando la tecnologia a basso consumo come i led; ricaricandosi poi durante il giorno con le celle fotovoltaiche contenute nel cerchio centrale. L’obiettivo è perseguire la semplicità e l’essenzialità dell’oggetto originario, ma riempirlo di tecnologia; trasformarlo da contenitore manipolato a SOGGETTO-OGGETTO manipolabile i cui contenuti sono espressi dalla sua stessa storia da un utilizzo diverso – da mobile a statico – e dall’approccio alla tecnologia innovativa. Lo STARE si configura come azione per cui l’oggetto va ad interagire con l’umano e il naturale, sia esso l’albero al centro come icona del passato sia il sole attraverso cui rimanda energia nella notte, punta nello stesso tempo all’evocazione di quel rapporto città campagna dimenticato e difficile da riconfigurare. Il SEGNARE indica un ritmo che ripropone l’immagine dell’itinerario dell’uomo da casa ai campi al bosco – oggi le tracce di quell’andare sono riportate nell’area urbana  per pensare a come viviamo e richiamare l’attenzione volta a ripristinare un slow-walk nei canali di asfalto e per ingentilire le pareti  della scena urbana. Elementi della tradizione di un contesto paesaggistico ben definito vengono rivisitati con un ruolo non molto diverso, che punta alla riappropriazione degli spazi alla ricerca di quell’armonia cui l’uomo da sempre aspira. I materiali potrebbero essere naturali come nel passato, ma anche in corda, in corian o in materiali plastici.

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